3° PRENDERE IL LARGO

Non serviranno più queste vele issate, basterà che il vento soffi tra le cime degli alberi e porti la caravella verso la meta

Il weekend è per coloro che desiderano interrompere il tempo quotidiano per ritrovarsi. Una “ferita del tempo” che diventa “feritoia del senso”. Una sosta per incontrare altri cercatori, gente interrogata dal dubbio ma sempre in ricerca, affascinati dalla possibilità di una autenticità e una leggerezza più grandi. Due giorni di incontri, di riflessione, leggeri, intensi e anche divertenti, per approfondire il tema della Sosta, dell’Ospitalità e del Dono.

Sosta

Andremo alle radici di questa meravigliosa invenzione del popolo ebraico che è il Sabato. Per la prima volta nella storia un popolo interrompe il tempo ordinario che era senza ritmo e vi inserisce una pausa, un giorno “diverso”. Shabbat non significa solo “riposo”, ma soprattutto “smettere”, in particolare “smettere di lavorare” per dedicarsi ad altro. Lo Shabbat è il giorno dell’interruzione, quasi una ferita che può diventare feritoia, dalla quale intravedere la nostra energia creatrice più profonda. Nel tempo del Sabato l’Io coglie se stesso sotto la sovranità dell’Alterità.

Nello Shabbat  le priorità e le attenzioni si ribaltano.I sei giorni che precedono il Sabato sono caratterizzati dall’impegno e dall’operosità dell’uomo: l’uomo deve lavorare, non solo per guadagnarsi da vivere, ma anche per rendere più abitabile la terra. L’attitudine fondamentale del Sabato è invece la gratitudine, perché l’Io non vive in forza di ciò che fa ma in forza di ciò che gli è donato.

Gli è donata innanzitutto la terra su cui vive, poiché non è di sua proprietà, ma vi vive come ospite.

Ospitalità

L’ospitalità è inscritta nella nostra carne. Prima di ogni sguardo, prima di ogni nutrimento, prima di ogni abbraccio, prima di ogni sorriso, prima di ogni parola e prima ancora di conoscere il nostro stesso nome, ognuno di noi ha fatto l’esperienza dell’ospitalità. E l’ha fatta in maniera talmente profonda da non poterla nemmeno ricordare. Non ne abbiamo reminiscenza, ma è impressa nel nostro corpo, come memoria carnale e sigillo di ogni inizio e di ogni identità. Riscoprire la natura ospitale dell’uomo significa fare di ogni incontro una pratica di verità. Lo Shabbat, vedremo, si rinnova nell’ospitalità.

Doni

Doni ricevuti e doni offerti, doni gratuiti e doni vincolanti. Ospitalità, ovvero come fare spazio, autentico, alla relazione, ma soprattutto scoprire la radice stessa di ogni esistenza: ognuno nasce ospitato. Alla radice del Dono e dell’Ospitalità c’è la gratuità. Ma non è sempre così. Ogni dono ricevuto, innanzitutto dalla madre e dal padre, è un dono inevitabilmente parziale. Ogni dono contiene un’ombra, una ferita, un potenziale di vita che chiede di essere visto, accolto e sprigionato.



Il weekend sarà scandito dasuggestioni, approfondimenti, riflessioni personali, condivisioni in gruppo.

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