Modificare il proprio sguardo

Rovisto tra i vinili. Sul retro di copertina: Davisadderleycoltranekellyevanschamberscobb. Recito come fosse la formazione della Roma dello scudetto. Sistemo il disco sul piatto, inizia a girare, posiziono la puntina e parte il tipico fruscio. Gracchia anche un po’ la cassa. Mi devo decidere a sistemarla.

So What

Hai presente quando ti si incastra il suono di una parola in qualche ansa un po’ più “a gomito” del cervello?

Cominci a ripeterla come un mantra, provando a spostare gli accenti, a scomporla, a rigirarla, alla caccia di un significato che non trovi più; eppure ce l’avevi lì un attimo prima, ancora saldamente legato a quelle poche sillabe che hai pronunciato un’infinità di volte. All’improvviso riemergi da quel groviglio di gargarismi e tutto è di nuovo a posto: l’anima è tornata a presenziare il suo corpo, il significato il suo suono. C’è qualcosa di nuovo, poi, in quelle parole. Mi sembra.

Freddie Freeloader

Keating: Perché sono salito quassù, chi indovina? [...] Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse e il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinto? Venite a vedere voi stessi. [...] Coraggio, è proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’altra prospettiva, anche se ci può sembrare sciocco o assurdo, ci dovete provare. [...] Osate cambiare, cercate nuove strade! (L’attimo fuggente)

Blue in Green

“Che bello! Chi fatto questo?”, “I Romani, antichi Romani, quelli di tanti anni fa, più o meno 2000. Ci facevano gli spettacoli, le lotte, le battaglie navali”.

“Vi è piaciuto il film?”, “Tutto non vero”, “È cinema. Hanno esagerato un po’, ma è successo davvero tanti anni fa. Il vulcano è esploso all’improvviso e la città è finita tutta sotto la cenere”, “Che città?  Roma?”, “No, Pompei, vicino Napoli.  Però l’avevano costruita i Romani di tanti anni fa”.

“…Prima non c’erano i tubi che portavano l’acqua dentro casa”, “Vicino cìtta mia portano acqua a casa dentro buste”, “Gli antichi Romani, invece, hanno pensato di portarla facendola camminare sopra quel muro, un po’ in discesa, così dalla campagna arrivava fino in città”.

“Prima qui c’era un grande teatro”, “…”, “Come il cinema, solo che il film lo facevano sul momento, persone vive…come se adesso tu vedi laggiù Vin Diesel che mena tutti. Comunque, qua c’era un teatro, i posti a sedere erano anche molto in alto, così se alla gente non piaceva il “film” potevano sempre guardare il mare. Poi, il teatro è caduto e piano piano i napoletani hanno iniziato a costruirci sopra le case”, “Non ho capito, cosa questo? Chi fatto? “, “Quelli che vivevano a Napoli, questo è il muro della casa”, “E questo?”, “Questo è un pezzo del teatro che c’era prima, quello che avevano costruito i Romani tanto tempo fa”, “Tutto tanto tempo fa, mamma mia! Adesso Romani fanno più un cazzo! Ragazzi niente scuola, tutto giorno autobus, ride e fuma hashish. A lavoro sempre cellulare, tutti parlaparlaparla, niente lavora. Bambini strilla, tira sassi e mamma non c’è”, “Siamo stanchi, Mohamed, abbiamo lavorato troppo tanti anni fa”

Il vinile è meraviglioso: tutto un altro suono! Quante volte sono rimasto a bocca aperta ascoltando in vinile album che ho consumato in cassetta e cd! Il prezzo da pagare è che ad un certo punto ti devi alzare e girare il disco.

All Blues

Resentment is like taking poison and waiting for the other person to die. (Malachy McCourt)

È la frase introduttiva di un episodio di una serie tv singolare, stramba, caustica, noir. Il mondo, le abitudini, le relazioni, i sentimenti sono considerati tenendo conto della weltanshauung di un cane. Un meticcio capace di fare delle grandissime meticciate al suo migliore amico, un uomo. Uomo che vede il cane in sembianze di uomo. Quindi, parla e interagisce con lui come se fosse un uomo. Rendendosi conto che è un po’ da matti, cerca di non darlo a vedere troppo in pubblico. Difficile, se il cane-uomo è un gran meticcio!

Flamenco Sketches

Stavolta, sbuca un altro post dall’Isola: “Perdonare significa aprire la porta per liberare qualcuno e realizzare che eri tu il prigioniero” (Lewis Smedes). Fa il paio con il veleno di McCourt. Suggestive entrambe, davvero. Peccato che nessuna delle due mi dica esattamente cosa devo fare. Ogni tanto mi piacerebbe potermi affidare ad una verità sicura.

La puntina è a fine corsa e inizia a saltellare ritmicamente. Prospettiva. È questo il pensiero che ho rincorso per quasi un’ora nell’intreccio di note e idee? La capacità di modificare il proprio sguardo. Di osservare le cose con occhi sempre nuovi. Di assumere il punto di vista degli altri. Di accogliere prospettive diverse. Forse era questo che volevo raccontare. Di quanto mi è difficile, di quanto esercizio mi servirebbe. Forse volevo raccontare di quanta luminosità mi sembra accendersi un pensiero che riesce a contemplare prospettive diverse, senza togliere neanche un po’ del valore che ciascuna di esse ha. Di quanto ogni prospettiva appartenga ad un’esperienza che ha il volto di una persona o di un popolo e la durata di un minuto o di un’epoca e poterne tenere insieme più d’una mi permetterebbe di godere della complessità del reale, senza la tentazione timorata di ridurre, di ingabbiare e consumare rapidamente.

Chissà se era proprio questo, quello che volevo raccontare.

Faccio fare un altro giro al disco.


Federico Feliciani

Associazione L’Aratro e la Stella