La goccia sul muro

Il mulino a vento poggia su solide mura. Circolari. Bianche.

Penso a Ashraf, migrato in cerca di vita. Chiude il suo passato in uno zaino e parte. Arriva in Italia e inizia ad incontrare muri di diversa sorta: il muro di cemento; sopra al muro di cemento il filo spinato; dietro il muro di cemento e il filo spinato, un uomo in divisa; dietro l’uomo in divisa gli occhi duri di visi stanchi.

Ashraf cammina, muro dopo muro.

Il cemento sembra poroso ma dai pori nessun poassaggio: tra i pori del cemento si annoda un collante fatto di paura. Nessuna falla per far passare un filo di vento caldo.

1°  PARTE (dalla parte del muro)


Il Tao

Tao in cinese vuol dire “via”. Nelle filosofie orientali il simbolo del tao, altrimenti detto anche dello “yin e yang”, rappresenta il cammino, il divenire di tutte le cose, che si realizza con un movimento che oscilla tra due estremi: ogni volta che uno dei due viene raggiunto, una forza spinge in direzione contraria e così via. La teoria è stata suggerita senza dubbio dai movimenti del sole e della luna, dall’alternarsi delle stagioni, dallo scorrere ciclico del tempo.
Le due metà in cui è diviso il simbolo circolare rappresentano dunque due principi opposti e complementari al tempo stesso: per esempio, il femminile e il maschile, il freddo e il caldo, l’oscurità e la luce.

Il tao mi viene in mente quando mi soffermo a pensare ai muri, soprattutto quando penso ai molti muri che ogni giorno costruisco e che mi sono così utili per poter comprendere quanto non mi piacciano.

Vorrei sentire quell’amore che fa costruire mulini a vento. Molte volte lo sento. Molte altre non lo sento. Nel corso degli anni ho sviluppato il pensiero che le mie sensazioni possano essere familiari anche ad altre persone.

Se molte persone, come me, ogni giorno innalzano muri, mi dico che questi muri forse possono davvero dirci qualcosa. Forse che nel muro posso vedere la falla. Che, a volte, solo nel muro posso vederla.

Solo nello spazio nero, vedo con chiarezza una piccola goccia bianca.

Confido nell’umanità dell’uomo che, di fronte al proprio muro, intuisce finalmente quella goccia bianca. Sarà sufficiente una goccia per sporcare un monocolore. Una macchia sarà sufficiente per minarne la compattezza.

Il muro mi sembra allora chiusura e al contempo intuizione di apertura.

2° PARTE (dalla parte di Ashraf)


Valicare il muro.

Come può essere valicato un muro?

Con una una scala molto alta.

Con un sasso che può piano piano abbatterlo o almeno abbassarlo.

Grazie alla mano di un uomo che sbuca dall’alto, pronta per tirarci su.

Ogni volta che Ashraf incontra un muro sul suo cammino, gli appare invalicabile. Compatto. Privo di fessure.

Avrà bisogno di qualcuno pronto a passargli una scala.

E, alzando il naso all’insù, avrà bisogno di trovare un uomo con un braccio allungato.

In questo modo, forse, si saranno sporcati di colore due muri.

Rosita Massaroni

Associazione L’Aratro e la Stella