Gli infiniti modi della dolcezza

Sono uno scatto, un fermo-immagine, che dura il tempo necessario per riconoscermi – nessuno viaggerebbe per tutta la vita con un estraneo. Sono queste cellule conformate così, un corpo imperfetto, un’anima in qualche sede ancora da scoprire, ho questi difetti sulle spalle, ho questi altri talenti che esercito se voglio. Ho gambe che tengono, ho occhi aperti, so ridere, sento il freddo e l’aria che cambia. Sono nata, posso morire. Sto ferma.

E’ arrivata l’acqua, tracimando dalla sua sede, ed ha creato mille pozzanghere. Su ognuna c’è un riflesso diverso. La terra è spugnosa, basta una leggera pressione per ridefinire i contorni.

E’ caduta l’acqua, in abbondanza, come il diluvio, separando quello che affonda da quello che resta a galla.

E’ filtrata l’acqua, da una parte il muro ha franato, dall’altra c’è una grotta pronta per la prossima natività.

E’ passata l’acqua, ed ha fatto piazza pulita, è fluita ed ha fecondato, ha purificato, si è aperta un varco, ha creato un paesaggio.


Cara E., non è stato un martello a rendere le rocce così perfette, ma l’acqua, con la sua dolcezza, la sua danza e il suo suono…

Sono credibile? Posso dirlo e convincere una ragazza di diciotto anni che ha deciso di ‘rinascere’ attraverso tagli e fratture? Per me l’affermazione è veritiera, mi avvalgo delle dimostrazioni di un esperimento ‘in vivo’ che dura da più di quarantasei anni, ma vale anche per la sua giovinezza?

No, se si considera l’eternità che serve all’acqua, goccia dopo goccia, per plasmare la roccia. E per lei non c’è tempo.

Sì, se penso alla dolcezza, alla danza, al suono, elementi congeniti di E., di sua madre, dell’umanità contemplata da Tagore. Aggiungendo la postilla che la dolcezza ha infiniti modi per manifestarsi, che ci sono danze visibili solo al microscopio e che il silenzio supera in pienezza il suono di mille parole.

E., pupilla cara, guardami, sono perfetta, roccia e acqua allo stesso tempo, stabile e in scorrimento, solida fino ad un certo punto. Guardati: sei l’oceano e la terraferma, senza separazione, se davvero cerchi la perfezione.

Lucia Cecere

Associazione L’Aratro e la Stella