Accettare la realtà abbraciandola

Cosa intende l’autore quando dice che “Il mondo non è comprensibile”, e soprattutto cosa intende per “abbracciabile”?.

In attesa di leggere il testo di Martin Buber da cui è tratta questa frase, commentarla  è occasione di riflessione, di ascolto interiore e di condivisione. Voglio cominciare col porre delle domande, a me ed a voi, e poi provare a darmi delle risposte. Ha senso cercare di dare sempre delle spiegazioni a ciò che mi accade, comprendere pienamente i miei comportamenti e quelli degli altri, trovare un senso ai miei vissuti e a quelli degli altri? Oppure ad un certo punto, è necessario non accanirmi nel circolo virtuoso della comprensione-spiegazione, ed affinché non diventi circolo dannoso, accettare la realtà così com’è, semplicemente accogliendola, “abbracciandola”? E come discernere il confine tra l’una e l’altra scelta? Dove finisce la ricerca esplorativa nel tentativo di dare un senso alle cose ed inizia il dare spazio all’accogliere semplicemente accettando il mistero?

Penso che il tentare di rispondere ai tanti perché che la vita ci pone è un bisogno naturale nell’essere umano, così come nell’ambito delle relazioni umane, è fondamentale la profonda conoscenza di sé e dell’altro come processo necessario alla realizzazione di una vita ricca di pace interiore, gioia di amare ed essere amati, accettazione piena di sé e dell’altro, anche del diverso da me, del “nemico”. Sono consapevole che tutto questo comporta un faticoso lavoro di “comprensione”, ricerca di significato, esplorazione, che non deve essere dettato da un bisogno di controllo, e di potere sull’altro, ma da una sana, amorevole accoglienza di me stesso. E già qui c’è “L’abbraccio”. La mia ricerca interiore deve essere connotata da un atteggiamento di profonda accettazione-accoglienza di me, delle mie fragilità, complessità, vissute come ricchezze, alleate, risorse. Così altrettanto è necessario che il mio “dare spiegazione, significato” ai comportamenti del mio paziente, di mia moglie, di mio figlio, del mio amico, sia autenticamente accompagnato dall’abbraccio dell’accettazione piena dell’altro, e non dal tornaconto del potere sull’altro o dal controllo su di lui.

Infine arriva il momento in cui è necessario fermare il lavoro di esplorazione-ricerca di senso-del perché, per lasciare spazio solo all’accoglienza della realtà così com’è, ad abbracciarla sospendendo ogni altro tentativo di indagine. Una sera a cena, io e mia moglie Claudia, cercavamo di capire, facendo delle domande, il perché di un comportamento ribelle del bimbo che abbiamo in affido. Questi, dopo averci pensato un po’ su, ci risponde: “Non lo so, a volte sono un mistero”. E a questo punto, io e Claudia, guardandoci e guardandolo teneramente, gli abbiamo risposto: “Hai ragione, a volte siamo un mistero a noi stessi”.

Ecco, la sapienza che desidero per me, è saper discernere quando è necessario interrompere le mie ricerche di senso-significato, non accanendomi in esse, per lasciare spazio ad un semplice abbraccio accogliente dell’altro, rispettando i suoi e miei limiti.

Maurizio Maltese

Associazione L’Aratro e la Stella